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Bari, quale futuro dopo la retrocessione? Bivio tra cessione e nodo multiproprietà

La caduta del Bari in Serie C complica i piani di vendita del club. Le trattative con investitori esteri, già avviate, si scontrano con la nuova realtà sportiva e il nodo della multiproprietà.

La retrocessione del Bari in Serie C apre uno scenario complesso per il futuro della società. Il verdetto del campo, maturato dopo il pareggio per 0-0 contro il Sudtirol nel playout, complica i piani di vendita del club e accende i riflettori sulla scadenza del 2028 legata alla multiproprietà con la famiglia De Laurentiis. Le trattative per un cambio al vertice, già in corso da mesi, affrontano ora un contesto radicalmente diverso.

Le trattative con gli investitori esteri

Già alla fine del 2025, il presidente Luigi De Laurentiis aveva confermato l’esistenza di un dialogo con potenziali acquirenti. Aveva parlato di contatti “sempre più fitti con due realtà interessate al Bari”, specificando che si trattava di gruppi stranieri con cui erano stati siglati accordi di riservatezza. L’obiettivo era cedere inizialmente una quota di minoranza per poi arrivare a un passaggio totale delle quote. La volontà, espressa dallo stesso De Laurentiis, era quella di lasciare il club “in mani forti”. Secondo indiscrezioni, si sarebbe trattato di due gruppi americani e uno canadese che avevano mostrato interesse per la società pugliese.

L’impatto della retrocessione e la crisi sportiva

La caduta in terza serie, sancita dal miglior piazzamento in classifica del Sudtirol, rappresenta un ostacolo concreto per la cessione. Il valore economico del club subisce una flessione, rendendo le negoziazioni più delicate. Questa crisi sportiva ha radici profonde, iniziate dopo la finale playoff per la Serie A persa contro il Cagliari nel 2023. Da quel momento, la squadra ha vissuto una fase di instabilità, caratterizzata da cambi in panchina e nell’area sportiva durante la stagione 2025/2026. Anche il rapporto con l’ambiente si è deteriorato, come testimoniato dalle parole del sindaco di Bari, Vito Leccese, che a marzo parlava di un “legame definitivamente rotto” tra la città e la dirigenza, esprimendo preoccupazione per le conseguenze di una possibile retrocessione.