Una stagione cominciata male e finita nel peggiore dei modi. Sandro Tovalieri, il “cobra” che ha scritto pagine importanti della storia biancorossa, non usa mezzi termini per descrivere la caduta del Bari in Serie C. L’ex attaccante, autore di 40 gol in maglia barese, analizza un fallimento sportivo che definisce un’umiliazione per una città e una tifoseria da Serie A parlando con La Gazzetta dello Sport.
Le responsabilità di un fallimento collettivo
Secondo Tovalieri, quando si retrocede significa che è mancato tutto. La sua analisi non risparmia nessuno, attribuendo la responsabilità del crollo a ogni componente. “Società, squadra, tecnici. Sono tutti responsabili di questa stagione pessima”, ha affermato l’ex bomber. La critica si estende alla gestione complessiva, con un mercato non ritenuto all’altezza e una serie di errori di valutazione che hanno portato alla retrocessione. Per Tovalieri, anche la salvezza ai playout sarebbe stata solo “il minimo sindacale” per una piazza come Bari. La sconfitta per 4-0 a Pescara viene identificata come il punto di non ritorno, un momento in cui la squadra ha dimostrato di non essere entrata in campo.
Mancanza di attaccamento e scelte tecniche
Il dito viene puntato soprattutto sulla mentalità della squadra. “Se molti di loro sono in prestito o già sanno che andranno via che attaccamento possono avere alla maglia?”, si chiede Tovalieri. Questa mancanza di senso di appartenenza è vista come una delle cause principali della debacle. Neanche Moreno Longo, terzo allenatore stagionale, è esente da critiche. Pur riconoscendo che il tecnico è arrivato in una situazione già compromessa, Tovalieri gli imputa alcune scelte sbagliate, come la decisione di non schierare due punte dall’inizio nella gara decisiva a Bolzano, una mossa che avrebbe potuto mettere maggiore pressione agli avversari.
Ripartire dai tifosi per la rinascita
Nonostante l’amarezza, lo sguardo di Tovalieri è rivolto al futuro. La speranza è che questo fallimento possa trasformarsi in un punto di ripartenza. L’ex attaccante elogia la passione dei tifosi, citando i 30.000 presenti al playout d’andata e i 700 che hanno percorso 1.500 km per la trasferta. È da loro, e dal rispetto che meritano, che la proprietà deve ripartire. “Bari non merita questa umiliazione”, ha detto, auspicando un intervento congiunto di società e istituzioni per un immediato ritorno in Serie B. La sua fiducia, però, non vacilla. “Io ne sono certo: il Bari risorgerà”.




