La sfida tra Bari e Palermo è stata caratterizzata da un elevato tasso di agonismo, che ha richiesto un notevole lavoro da parte del direttore di gara, Antonio Rapuano. Con un totale di sette ammonizioni e un calcio di rigore decisivo, l’operato dell’esperto arbitro di Rimini è finito al centro dell’attenzione. Andiamo ad analizzare gli episodi salienti della partita, interpretandoli attraverso la lente del regolamento del gioco del calcio.
Una partita nervosa: la gestione dei cartellini
Il taccuino di Rapuano si è riempito rapidamente, con un totale di sette cartellini gialli estratti, tre per il Bari e quattro per il Palermo. La gestione disciplinare ha seguito criteri precisi, come nel caso dell’ammonizione di Verreth al 26′, punito per una trattenuta che manifesta una “mancanza di rispetto nei riguardi dello spirito del gioco”. Particolare anche il giallo a Stabile al 32′ per perdita di tempo su una rimessa dal fondo, un segnale chiaro dell’arbitro contro gli atteggiamenti dilatori. Altri interventi sono stati sanzionati per imprudenza, come il tackle di Palumbo su Rao al 38′ e la scivolata di Bereszyński su Cuni all’88’, dove l’arbitro ha valutato la noncuranza del pericolo per l’avversario. Un doppio giallo è stato estratto al 65′ per Dickmann e Le Douaron, protagonisti di un battibecco acceso, una decisione standard per sedare sul nascere un confronto di massa. Infine, l’ammonizione di Pierozzi al 71′ per aver interrotto una promettente azione d’attacco (SPA) su Dorval rientra in un’altra casistica specifica del regolamento.
L’episodio decisivo: il rigore concesso al Palermo
Il momento che ha indirizzato definitivamente la partita è arrivato all’82’, quando l’arbitro ha concesso un calcio di rigore al Palermo, poi trasformato per la rete del definitivo 0-3. L’azione ha visto Gyasi avventarsi su una respinta di Cerofolini, anticipando l’intervento di Cistana. Il difensore del Bari, nel tentativo di colpire il pallone con la gamba alta, ha invece trovato l’avversario. Rapuano ha giudicato l’intervento “negligente”, ovvero compiuto senza la dovuta precauzione. Secondo il regolamento, la negligenza è sufficiente per assegnare un calcio di punizione diretto o, come in questo caso, un rigore, senza che sia necessario un provvedimento disciplinare come l’ammonizione. La decisione si è basata sul tempismo dell’intervento, con Gyasi che aveva già il controllo del pallone, rendendo punibile il contatto successivo.




