La sua storia è un manifesto di perseveranza. Emanuele Rao, a soli vent’anni, è diventato uno dei punti di riferimento di un Bari che cerca la salvezza, portando con sé un bagaglio di esperienze non comune. Di proprietà del Napoli, il giovane attaccante di Rovereto sta dimostrando in Serie B il suo valore, dopo aver superato ostacoli che avrebbero potuto fermare la sua carriera sul nascere.
Dal Chievo al doppio fallimento
Nato a Rovereto il 28 marzo 2003, la sua avventura inizia nel settore giovanile del Chievo Verona, dove affina le sue doti di attaccante moderno, abile sia nella finalizzazione che nella costruzione del gioco. Durante questo periodo scopre di avere il diabete di tipo 1. Una condizione gestita con maturità, grazie anche al supporto del padre, ex calciatore dilettante e infermiere, che non ha mai frenato la sua crescita. Proprio quando la prima squadra sembrava a un passo, il fallimento del club gialloblù lo lascia senza squadra.
La rinascita tra SPAL e Napoli
Rao non si arrende. Riparte dalla SPAL, dove continua il suo percorso di crescita. Il destino, però, sembra accanirsi. Dopo due anni a Ferrara e un contratto pronto a blindarlo arriva un’altra doccia fredda: l’esclusione della società estense dalla Serie C. Ancora una volta, si ritrova senza un club. È qui che si inserisce il Napoli. La dirigenza azzurra, che ne seguiva da tempo le prestazioni, decide di puntare su di lui, facendogli firmare un contratto di cinque anni. Un investimento per il futuro, con una tappa intermedia decisa per la sua carriera: il prestito al Bari. Ogni sua giocata in biancorosso è un messaggio inviato alla base, dove si attende il ritorno del suo talento.




