In un momento di grande difficoltà per il Bari, stretto tra una classifica preoccupante e un clima di incertezza societaria, arrivano le parole dure e schiette di Angelo Terracenere. L’ex calciatore biancorosso, in un’intervista rilasciata a La Gazzetta del Mezzogiorno, analizza senza mezzi termini la crisi del club, puntando il dito contro una gestione che definisce fallimentare sotto ogni aspetto.
Una programmazione definita “fatta a vanvera”
Secondo Terracenere, le recenti decisioni, come l’esonero di Vivarini e il ritorno di Longo, non sono altro che la conseguenza di una programmazione sbagliata. “È il fallimento di una programmazione fatta a vanvera”, afferma, criticando le scelte passate e presenti. L’ex centrocampista si interroga sulla logica dietro le mosse della dirigenza, compresa la promozione di Valerio Di Cesare a direttore sportivo, definito “inesperto” e responsabile, insieme a Magalini, della costruzione della rosa attuale. “Chi farà i nuovi acquisti adesso? E con quali soldi?”, si chiede Terracenere, evidenziando le difficoltà di un mercato di riparazione che si preannuncia complesso e oneroso per convincere nuovi giocatori a lottare per la salvezza.
La critica alla squadra e l’appello al mercato
L’analisi di Terracenere si sposta poi sulla qualità della rosa, che non esita a definire come “la più brutta nella storia del Bari”. La sua valutazione è impietosa: una squadra fragile, incapace di creare occasioni da gol e che necessita di interventi immediati e significativi. “Con urgenza, serviranno almeno quattro acquisti per rianimare una squadra che in venti partite non ha mai quasi tirato nella porta avversaria”, sostiene, sottolineando che senza rinforzi adeguati anche il nuovo tecnico Moreno Longo rischia di fallire. La frustrazione è tale che Terracenere commenta: “Se fossi Di Cesare, andrei nello spogliatoio e sbatterei tutti contro il muro”.
Proprietà distante e il futuro del club
Il giudizio più severo è riservato alla proprietà. Terracenere parla di una società silenziosa e distante, che “ha umiliato la piazza e la tifoseria”. Appoggia pienamente la protesta dei tifosi: “La gente fa bene a non andare allo stadio. Non si sente più l’appartenenza della squadra con la città”. Guardando al futuro, l’ex calciatore esprime tutta la sua preoccupazione, legata anche alla scadenza della concessione per lo stadio San Nicola. La sua speranza è drastica ma chiara: un cambio di proprietà, anche a costo di una retrocessione. “Con tutto il bene che vogliamo al Bari, mi auguro la C ma con una nuova proprietà”, dichiara, auspicando l’arrivo di imprenditori locali che possano risollevare le sorti del club.




