L’ultima partita da titolare risale a inizio dicembre. Questo dato riassume la parabola di Pagano, centrocampista arrivato a Bari per essere il fulcro della manovra e ritrovatosi ai margini delle rotazioni. Doveva essere l’uomo della qualità, scelto per costruire il gioco della squadra. La realtà racconta una storia diversa, con un ruolo progressivamente ridimensionato fino a diventare una seconda scelta nelle gerarchie di Moreno Longo.
Da certezza a punto interrogativo
Le prime giornate di campionato avevano confermato le attese. Pagano era stabilmente nell’undici di partenza, un investimento tecnico preciso per dare un’identità alla squadra. Le sue qualità, come la visione di gioco e la capacità di agire tra le linee, sembravano ideali per il progetto. A un avvio promettente, però, non è seguita la continuità. Prestazioni altalenanti e le difficoltà generali della squadra hanno portato a un cambio di assetto tattico che lo ha penalizzato, facendolo scivolare indietro.
La scelta di restare e la sfida salvezza
Nonostante le voci di mercato durante la sessione invernale, il giocatore ha scelto di rimanere in Puglia. Una decisione che testimonia la volontà di lottare per un posto e di invertire la rotta. Il suo mancato impiego non è cambiato con la gestione Longo, ma la stagione è entrata nella sua fase decisiva. Con una salvezza ancora da conquistare, il Bari ha bisogno del contributo di tutti. Pagano è chiamato a trasformare la sua professionalità in energia sul campo, per riconquistare quello spazio che a inizio stagione sembrava suo di diritto.




