Il gruppo era la vera forza. Mauro Bressan ha un’istantanea precisa dei suoi due anni a Bari, dal ’97 al ’99, e non è legata a un gol o a una partita. È un ricordo fatto di persone e di legami. “Mi rimane quindi l’amicizia maturata coi compagni”, racconta l’ex centrocampista in un’intervista esclusiva rilasciata a TuttoBari, descrivendo un calcio che trovava la sua spinta nelle lunghe trasferte in pullman e in uno spogliatoio compatto.
Dall’amicizia in campo alla critica sul calcio giovanile
Quella visione del calcio si scontra con la realtà attuale. Bressan ha infatti raccontato di aver fatto “un passo indietro” con la sua National Football Academy, un progetto dedicato ai ragazzi dai 6 ai 14 anni. Il motivo? “Ho visto che molti tecnici volevano il risultato e le vittorie e non la crescita dei ragazzi”. Una mentalità che, secondo lui, rappresenta uno dei problemi del sistema italiano. C’è troppa pressione sui giovani. Gli allenatori finiscono per essere più protagonisti dei loro giocatori, soffocando l’estro. “Noi giocavamo affinché la fantasia venisse fuori”, spiega Bressan, collegando questa dinamica alla difficoltà nel lanciare talenti italiani e ai recenti fallimenti della nazionale.




