Si è chiusa prima del previsto la seconda esperienza di Vincenzo Vivarini sulla panchina del Bari. L’allenatore era tornato con l’obiettivo di portare la squadra alla vittoria, ma ha dovuto fare i conti con una realtà ben diversa, caratterizzata da un’atmosfera pesante e una squadra apparsa priva di motivazioni. Le grandi ambizioni iniziali si sono scontrate con un percorso che si è rivelato fin da subito complesso e problematico.
Un percorso segnato dai risultati negativi
L’avventura di Vivarini è stata compromessa da un bilancio sportivo decisamente negativo. La squadra ha mostrato una notevole fragilità e una mancanza di identità, traducendo in campo un gioco passivo e rinunciatario, lontano dai principi propositivi del tecnico. L’esordio, una sconfitta per 5-0 contro l’Empoli, ha rappresentato un campanello d’allarme che ha anticipato le difficoltà future. In sette partite di campionato sotto la sua guida, il Bari ha raccolto solamente tre pareggi e quattro sconfitte, un rendimento che ha reso inevitabile la separazione.
Le incomprensioni con la dirigenza e le scelte tattiche
A pesare sull’epilogo dell’esperienza non sono stati solo i risultati. Sono emerse anche divergenze nella gestione tecnica e tattica, come il limitato impiego di giocatori di fantasia come Rao e i continui cambiamenti di modulo. Inoltre, è emersa una chiara mancanza di sintonia tra l’allenatore e la dirigenza, in particolare riguardo le strategie di mercato. L’insoddisfazione di Vivarini per le operazioni societarie ha creato una frattura evidente, portando a un esonero che ha coinciso con l’addio del direttore sportivo Magalini, segnando la fine di un progetto mai realmente decollato.




