La gestione di alcuni uomini chiave fa discutere. Le decisioni di Moreno Longo, in particolare quelle riguardanti il capitano Raffaele Pucino e il centrocampista Federico Artioli, hanno sollevato perplessità nell’ambiente biancorosso. Scelte che pesano. La mancata convocazione di Pucino per le sfide con Monza e Venezia e la sua panchina ad Avellino hanno fatto rumore, così come il ridotto impiego di Artioli, considerato una delle poche note liete del recente passato. A queste si aggiunge la scelta di schierare Nikolaou dal primo minuto dopo una serie di sei prestazioni negative.
Dalle parole ai fatti, una speranza affievolita
Longo era arrivato a Bari per cambiare rotta. Aveva chiesto giocatori con il “fuoco dentro”, ma la squadra si ritrova sempre a combattere per non retrocedere in Serie C. Esiste un divario evidente tra le dichiarazioni iniziali del tecnico e i risultati ottenuti sul campo. Questa discrepanza alimenta la preoccupazione, poiché né l’allenatore né la squadra sembrano avere l’abitudine a lottare per la salvezza. La sua influenza sulla squadra non ha prodotto la svolta attesa e la speranza si è trasformata in una fiammella sempre più debole.
Colpe condivise e un mercato di riparazione limitato
Il tecnico ha però delle attenuanti. È subentrato in una stagione complessa, dopo i fallimenti tecnici di Caserta e Vivarini, ereditando una squadra con molti giocatori lontani dalla migliore condizione fisica. Sebbene l’allenatore possa avere delle responsabilità nelle sue scelte, il quadro generale suggerisce che il problema sia più profondo. Le colpe maggiori ricadono forse su chi ha costruito la rosa, senza riuscire a correggerne i difetti durante il mercato di riparazione.




