Il talento di Rao non può essere l’unica soluzione. Affidare la salvezza del Bari alle sole giocate di un singolo espone la squadra a un rischio tattico evidente: la prevedibilità. La manovra offensiva biancorossa è diventata un copione fin troppo facile da leggere per le difese avversarie. Il pericolo è chiaro.
Da risorsa a limite: l’isolamento di Rao
La corsia di sinistra è l’unico motore offensivo. Quando l’azione si sviluppa solo su quel lato, per gli avversari diventa semplice organizzare raddoppi di marcatura e spegnere sul nascere ogni iniziativa. La squadra finisce in apnea. L’entusiasmo generato dalla freschezza del giovane talento rischia di trasformarsi in un’arma a doppio taglio, mascherando una fragilità collettiva che l’allenatore Moreno Longo ha provato a scuotere chiedendo maggiore cattiveria agonistica. Serve una risposta da parte di tutti.
L’appello ai leader per la sfida con la Reggiana
Contro la Reggiana non ci sarà spazio per gli alibi. Il paradosso di una squadra costruita con molte alternative si manifesta in un possesso palla sterile, incapace di creare pericoli concreti. Ora tocca ai giocatori di maggiore esperienza. Devono caricarsi la squadra sulle spalle, offrendo varianti tattiche e togliendo pressione dalle giocate di Rao, che non può essere l’unico a tentare la giocata risolutiva. La salvezza passa dalla capacità di essere pericolosi su entrambi i lati del campo e di trovare il contributo dei centrocampisti. Il Bari deve tornare a essere imprevedibile per scelta, non per disperazione.




