“Vincere, non partecipare”. La promessa di Aurelio De Laurentiis, messa nero su bianco in una lettera al sindaco di Bari nel 2018, accese la speranza di una piazza ferita da due fallimenti. Otto anni dopo, il bilancio è un altro. La gestione della famiglia De Laurentiis ha portato il Bari dalla Serie D alla finale playoff per la Serie A, ma oggi naviga in un mare di incertezza, segnato da una profonda instabilità tecnica e dirigenziale. Il club si trova a un bivio.
L’illusione della Serie A e la brusca frenata
Il percorso è iniziato con un’immediata promozione dalla D. La tifoseria rispose con entusiasmo, riempiendo il San Nicola con decine di migliaia di spettatori e accompagnando la squadra nel ritorno tra i professionisti in Serie C. La terza serie si rivelò un ostacolo più duro del previsto. Dopo tre stagioni, la promozione in B arrivò con la coppia Polito-Mignani, che l’anno successivo sfiorò l’impresa, perdendo la Serie A contro il Cagliari a pochi secondi dalla fine. Quella notte di giugno, sotto una pioggia battente, ha rappresentato il punto più alto e, al tempo stesso, l’inizio di una fase discendente per il progetto biancorosso.
Un vortice di allenatori e direttori sportivi
La stabilità non è mai arrivata. I numeri della gestione tecnica sono emblematici di una programmazione assente: cinque direttori sportivi e dieci allenatori si sono succeduti sulla panchina, con ben dodici cambi totali. Da Matteo Scala a Ciro Polito, artefice della promozione in B, fino a Giuseppe Magalini e all’attuale Valerio Di Cesare, nessun dirigente è riuscito a consolidare un progetto a lungo termine. Lo stesso destino è toccato agli allenatori. Michele Mignani vanta il periodo più lungo in panchina, dall’estate del 2021 a ottobre 2023, ma dopo di lui si sono alternati Pasquale Marino, Giuseppe Iachini e altri, in un carosello che ha impedito la costruzione di una chiara identità di squadra. Questa girandola continua è lo specchio di risultati altalenanti, da una salvezza ottenuta ai playout a un’attuale stagione vissuta in costante affanno.
Futuro incerto con la scadenza del 2028
Ora il Bari rischia di fare un passo indietro. Un’eventuale retrocessione in Serie C azzererebbe il lavoro di otto anni, riportando il club in una categoria da cui era faticosamente ripartito. Sullo sfondo resta la scadenza del 30 giugno 2028. Entro quella data, le norme sulla multiproprietà impongono la vendita del club, aggiungendo un ulteriore elemento di precarietà al futuro della società. La conferma di Moreno Longo per la stagione 2025/26 sembra indicare una volontà di stabilizzazione, ma l’incognita sulla presidenza futura lascia aperti molti interrogativi. La promessa iniziale di vittoria appare oggi lontana, quasi un monito per una piazza che attende ancora di vedere un progetto solido e vincente.




