Nel gruppo è subentrata la paura. Un timore diffuso che impedisce ai singoli di esprimersi con la testa libera. L’analisi è dell’ex giocatore biancorosso Nicola Aloisi, che ha parlato del momento del Bari in un’intervista rilasciata a Tuttobari.com. La squadra non riesce più a fare la partita. Secondo Aloisi, la causa è un blocco mentale prima che tecnico.
La via d’uscita: grinta e responsabilità
La soluzione non risiede nella tattica. Per Aloisi, la scossa deve arrivare da Moreno Longo, un allenatore che “umanamente ed in termini di grinta” gli è sempre sembrato valido. Serve un cambio di passo. “Caratterialmente trasmette e deve trasmettere quella grinta che, arrivati a questo punto, deve subentrare”, ha affermato. Il compito però non è solo del tecnico. Aloisi chiama in causa i giocatori di esperienza, come Bellomo e Pucino. A loro spetta un compito preciso: “Devono prendersi tutti sul groppone, dando una mano nello spogliatoio”.
Di Cesare e il fattore budget
Un pensiero è rivolto anche al suo ex compagno Valerio Di Cesare, ora direttore sportivo. Aloisi, augurandogli una bella carriera, ha messo in luce un aspetto concreto del lavoro dirigenziale. Il budget incide sulle scelte. “Quando ti occupi del mercato, soprattutto alle prime armi, molto dipende dall’importo x che la società ti mette a disposizione”, ha spiegato. Un fattore che condiziona le operazioni. Sebbene siano arrivati “ragazzi interessanti che possono dare una mano”, per Aloisi la priorità resta trovare un “compromesso mentale” per le prossime partite.
Uno sguardo alla società
Aloisi ha condiviso anche un ricordo della sua esperienza con la presidenza De Laurentiis, descrivendola come una figura presente. “Per quello che ho visto, il presidente ha investito, ed anche molto, sulla squadra”, ha raccontato, ricordando l’entusiasmo di quel periodo. Una percezione diretta. L’ex giocatore ha concluso con una riflessione sulle dinamiche interne al club, su cui non ha elementi per esprimersi. “C’è da capire cosa succeda al di sotto, o al di sopra di lui”.




