La prestazione del Bari contro il Südtirol non è una questione tattica, ma di uomini. Lorenzo Amoruso, ex difensore biancorosso, al Bari nella prima metà degli anni ’90, offre una lettura critica della situazione attuale, descrivendo una squadra apparsa in difficoltà fisica e mentale. Secondo la sua analisi, rilasciata a La Gazzetta del Mezzogiorno, il risultato della gara d’andata è la diretta conseguenza di una stagione intera condotta sulla stessa falsariga.
Un’atmosfera pesante e scelte discutibili
L’ex calciatore individua le radici dei problemi attuali in una gestione che ha generato instabilità. “Immagino che da tempo non si respiri un clima tranquillo nello spogliatoio”, ha affermato Amoruso, puntando il dito contro le scelte societarie. I cambi di allenatore e un mercato di gennaio definito “non idoneo” avrebbero contribuito a creare “un gran caos”. A questo si aggiunge lo stress di una partita decisiva per la permanenza nella categoria, una pressione enorme per una piazza che, secondo lui, meriterebbe palcoscenici ben più prestigiosi.
Südtirol più organizzato, ma nulla è perduto
Sul campo, Amoruso ha visto un Südtirol “più organizzato, in palla e messo meglio fisicamente”, capace di creare le migliori occasioni nel secondo tempo. Nonostante il vantaggio degli altoatesini, che possono contare su due risultati su tre, per l’ex difensore la qualificazione resta aperta. “Mi aspetto una partita strana”, ha dichiarato, sottolineando che in 90 minuti tutto può ancora accadere. La condizione per ribaltare il risultato è chiara: il livello dei calciatori deve salire. La critica più aspra riguarda l’atteggiamento visto in campo, quello di una squadra “ferma sulle gambe” e vittima di un “crollo” nella ripresa. Per la gara di ritorno, l’appello è a una reazione totale: “Con la testa, col cuore e con le gambe”.




