Moreno Longo non cerca alibi dopo la prestazione negativa contro il Sudtirol. Il tecnico si è preso la responsabilità della sconfitta, chiedendo scusa per una partita definita ‘brutta’ e ammettendo di non aver saputo toccare le corde giuste per motivare la squadra. L’analisi è lucida e punta il dito sulla mancanza di coraggio e sulle disattenzioni.
Disattenzioni e mancanza di coraggio
Il problema non è il modulo. Longo condanna l’atteggiamento della squadra, apparso rinunciatario fin dal primo tempo. ‘Non ero già contento del primo tempo, vedevo che si facevano cose con poco coraggio’, ha spiegato il tecnico. La rete subita da rimessa laterale è l’emblema di una giornata storta, un episodio che secondo l’allenatore non dipende dalle scelte tattiche ma dalla pura attenzione. Quel gol pesa come un macigno. Da quel momento la squadra ha perso ordine, smettendo di seguire il piano gara preparato e disunendosi completamente. Solo dopo la rete di Rao si è vista una reazione, un quarto d’ora di forcing alla ricerca del pareggio.
La gestione dei singoli
Longo ha poi analizzato la prestazione di alcuni giocatori. Su Mané, autore di diversi errori tecnici, il tecnico ha usato parole di protezione: ‘È un ragazzo giovane, può sbagliare. Non possiamo buttargli la croce addosso’. Una riflessione anche sulla condizione fisica di alcuni elementi, come Odenthal, rimasto in campo per tutta la partita nonostante le energie fossero in calo nel finale. La scelta di Cuni dal primo minuto, invece, era dettata da una precisa ragione tattica. ‘Il Sudtirol è una squadra che salta addosso nell’uno contro uno e quindi Cuni poteva essere una soluzione per cercare la profondità’, ha concluso Longo.




