La classifica parla chiaro. Il Bari si ritrova al sedicesimo posto, costretto a guardare dal basso una Carrarese avanti di cinque punti. Questa è la realtà che la squadra deve affrontare. Ogni illusione di superiorità, legata a un blasone passato, deve essere cancellata. Non c’è più spazio per un atteggiamento da nobile decaduta in attesa di un colpo di fortuna per risalire la china.
Basta specchiarsi, serve un’altra mentalità
Il tempo delle scuse è finito. L’idea di poter controllare le partite con un possesso palla lento e sterile, aspettando la giocata del singolo, è un lusso che la posizione attuale non consente. La squadra deve smettere di specchiarsi. Serve un cambio di passo radicale, una mentalità diversa che parta dalla consapevolezza dei propri limiti attuali. L’avversario oggi mette in campo più sostanza e determinazione, qualità che in Puglia sono mancate in diverse occasioni. Il compito di Longo è quello di scuotere il gruppo da questo torpore, abbandonando ogni forma di sufficienza.
Aggressività e sudore al posto dell’accademia
A Carrara hanno dimostrato che con il sacrificio e l’organizzazione si può navigare in queste acque. Per il Bari, la ricetta deve essere la stessa. Bisogna aggredire ogni zona del campo con ferocia, lottare su ogni pallone e pareggiare l’intensità di chiunque si presenti al San Nicola. I tifosi non sono più disposti a tollerare prestazioni passive. Un avversario come la Carrarese presenta minacce concrete, come il suo miglior marcatore stagionale Fabio Abiuso, autore di 9 reti. Fu proprio lui a decidere la gara d’andata del 10 gennaio, un precedente che deve servire da lezione: non è più il momento di cercare la bellezza estetica, ma di sporcarsi le mani trasformando la rabbia in energia. Il San Nicola si aspetta una squadra che combatte, non una che fa accademia.




