Giocare per vincere, senza fare calcoli. È questa la strada che Giorgio De Trizio indica al Bari per la sfida di venerdì a Catanzaro, novanta minuti che valgono un’intera stagione. In un’intervista a La Gazzetta del Mezzogiorno, l’ex difensore biancorosso ha analizzato la partita che deciderà il destino della squadra, mettendo in guardia dai rischi di un approccio conservativo.
“Un punto equivale a una sconfitta”
Il Bari non deve accontentarsi. De Trizio è netto su questo punto. “Perché non giocarsi la probabilità della salvezza diretta?”, si chiede, ricordando come in passato l’accontentarsi sia costato caro. La sua visione è chiara: “Un punto, per le regole attuali, equivale ad una sconfitta. Bisogna puntare al massimo”. L’approccio mentale sarà tutto. Serve una via di mezzo tra la troppa tensione, che fa male, e un’eccessiva tranquillità, altrettanto dannosa. La gestione dello stress accumulato durante l’anno sarà un fattore per presentarsi al meglio al Ceravolo.
L’incognita Catanzaro
Nessuno regala niente. Questo è il presupposto. Il Catanzaro, pur avendo già la certezza del quinto posto e la testa ai playoff, non farà sconti. “Molto dipenderà da come il Bari si presenterà in campo”, spiega De Trizio. La squadra di casa ha un attacco pericoloso con Iemmello e una difesa solida. Resta da vedere se il tecnico Aquilani schiererà i titolari o darà spazio a chi ha giocato meno. Secondo l’ex difensore, però, la priorità dei giallorossi dovrebbe essere quella di arrivare al meglio agli spareggi promozione. “Non mi attendo un atteggiamento agonisticamente cattivo”, afferma.
La scelta di Longo e la fede in San Nicola
L’ultima vittoria ha ridato speranza. Un segnale che la squadra è viva. Ora tocca a Moreno Longo fare le scelte giuste. “Longo deve scegliere gli elementi più motivati possibili, non per forza i migliori”, è il consiglio di De Trizio. La salvezza passa dalla fame di chi scenderà in campo. L’ex giocatore crede nelle qualità tecniche dell’organico, a suo avviso superiore a quello delle dirette concorrenti. La chiusura è un misto di fiducia e scaramanzia: “Sono sicuro che San Nicola ci metterà lo zampino. Il mio Santo farà il miracolo”.




