Stabile si presenta: "La salvezza vale molto. Sono qui per imparare"
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Bari, che fine hanno fatto i giovani? Da Traoré a Stabile, i talenti ai margini del progetto

Dovevano essere il futuro del Bari, ma Traoré, Burgio, Darboe e Stabile sono finiti ai margini. Un’analisi dei giovani talenti biancorossi che non trovano spazio nel progetto tecnico di Longo.

Il progetto giovani del Bari non decolla. Diversi profili ingaggiati per allungare la rosa e portare energie fresche si sono trasformati in semplici comparse, senza mai entrare nelle rotazioni di Moreno Longo. Un problema per il presente e per il futuro. Giocatori come Traoré, Burgio, Darboe e Stabile, arrivati con aspettative diverse, condividono ora un destino comune ai margini della squadra.

Scommesse estive e invernali, stesso risultato

Il caso di Abdoulaye Traoré è emblematico. Arrivato a gennaio dal Southampton, il centrocampista classe 2006 portava con sé un bagaglio di esperienze tra Valenciennes e Betis Deportivo, oltre a convocazioni nelle nazionali giovanili francesi. Doveva essere un innesto di prospettiva. Invece, il suo impiego è stato minimo, con appena 268 minuti giocati in totale. Un percorso simile lo sta vivendo Mattia Burgio. L’esterno classe 2001, reduce da una stagione positiva in Serie C con il Potenza, ha collezionato solo cinque presenze per 224 minuti complessivi. Non mette piede in campo da dicembre, un’eternità per un giocatore che doveva garantire spinta sulla fascia.

Dagli infortuni alle scelte tecniche

Destino diverso ma con lo stesso esito per Ebrima Darboe e Francesco Stabile. Il primo aveva iniziato la stagione trovando una certa continuità, con sei apparizioni nelle prime otto giornate. Un infortunio ha però interrotto la sua crescita, facendolo sparire dai convocati da novembre. Un percorso bruscamente interrotto. Stabile, invece, era arrivato a Bari dopo sei mesi da protagonista alla Juve Stabia. Il suo passaggio in biancorosso si è rivelato un passo indietro, con appena due presenze e un minutaggio insufficiente per mostrare il suo valore. Quattro storie differenti, un unico risultato: la panchina. E in un campionato lungo come la Serie B, ogni risorsa non sfruttata è un pezzo del puzzle che viene a mancare.